UNIONE EUROPEA = GUANTANAMO? – COSE FUORI DAL COMUNE

Riceviamo e con molto piacere pubblichiamo nell’ambito della Rubrica COSE FUORI DAL COMUNE il nuovo contributo di Maurizio Masotti che ringraziamo per la sempre profonda e puntuale analisi.

Invitiamo chi volesse inviare contributi a Ravenna in Comune a trasmetterli all’indirizzo mail comunicazione@ravennaincomune.it

[immagine tratta da Johny Pitts, Afropean: Notes from Black Europe, Penguin Books 2020]

#RavennainComune #Ravenna #MaurizioMasotti

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A metà marzo 2025 un articolo -Il non-caso di Monfalcone- si è guadagnato la copertina del venerdì di Repubblica; la città di Fincantieri, dove un terzo degli abitanti è straniero -famiglie bengalesi soprattutto- senza gli immigrati non esisterebbe, o quanto meno i suoi cantieri navali non avrebbero l’importanza che hanno.  Ciò fa scrivere a Paolo Rumiz “quanto è conveniente gridare alla sostituzione etnica senza affrontare il problema alla radice, con l’effetto di tenere gli immigrati sotto pressione e quindi abbassare le loro pretese salariali a vantaggio dei padroni del vapore”.

Anche l’Economist e il Financial Times hanno dedicato articoli alla proibizione nei parchi pubblici di giocare a cricket -loro sport nazionale- ai ragazzi immigrati.

Come avevamo preannunciato è uscito il 7° rapporto Agromafie (Placido Rizzotto-2024), in cui si ribadisce lo stretto legame tra la filiera agroalimentare italiana e l’illegalità e i fenomeni di sfruttamento -caporalato e violenza di genere- per quanto riguarda più di 872.000 persone- molte delle quali immigrate, ma non solo- nel comparto agricolo del nostro Paese. Il rapporto analizza 4 regioni italiane: Basilicata, Piemonte, Calabria e Trentino-Alto Adige. Emerge una struttura piramidale di sfruttamento combattuta quasi unicamente dal sindacato di strada, e spesso collusa con il crimine organizzato italiano.

A fine febbraio cadeva il secondo anniversario della strage di Cutro, in cui morirono cento persone tra cui 35 bambini, tanti i dispersi. C’è un procedimento penale per naufragio e omicidio colposo, con la speranza di squarciare finalmente il velo sulle azioni della Guardia costiera, della Guardia di Finanza e dell’Agenzia europea Frontex. L’Arci e l’Asgi il 9 marzo 2023 depositarono tre esposti alla Procura di Crotone, confluiti in un’unica indagine, dal forte impatto politico, non solo simbolico.

Rimanendo al Sud, a Riace, il Viminale, tramite la prefettura di Reggio Calabria, chiede la decadenza a sindaco di Mimmo Lucano- europarlamentare di Avs- che dice: “Sono frastornato. E’ una notizia assurda che nasce da una spinta politica, non di natura giudiziaria. L’obiettivo di questa iniziativa è ancora una volta quello di screditare me e il modello Riace, che è un esempio di umanità. Loro ci provano ancora…”

Ci prova anche il Patto immigrazione e asilo, nella persona del commissario Magnus Brunner, austriaco, in linea con Ursula von der Leyen, a restringere il campo a quello che è stato definito la deriva del Continente europeo nei confronti dei migranti irregolari; ed è scontro sugli hub nei Paesi terzi.

Sto leggendo 2 volumi che vi consiglio: uno è scritto da Johny Pitts, Afropei-viaggio nel cuore dell’Europa nera-, EDT. Parla di “nomadi egiziani, ristoratori sudanesi, musulmani svedesi, attivisti afro-francesi, e pittori belga-congolesi…E così, con la mia pelle scura e il passaporto britannico, in una fredda mattina di ottobre, sono partito in cerca degli afropei” dice l’autore, che viene da Sheffield. Questa interessante lettura mi è stata suggerita da un post di Igiaba Scego relativo all’intervento di Scurati nella piazza del 15 marzo scorso.

Il secondo : Storia del colonialismo italiano-politica, cultura e memoria dall’età liberale ai nostri giorni- gli autori sono Valeria Deplano e Alessandro Pes, entrambi dell’Università di Cagliari; il volume (editore Carocci 2024) racconta le violenze dell’occupazione in Africa, le leggi razziste, i movimenti da e per il Continente africano, le relazioni diplomatiche durante e dopo il ventennio fascista.

Per coloro che si trovano a Ravenna o dintorni da fine febbraio al 2 giugno al Mar è esposto il progetto Io sono l’altro di Victor Fotso Nyie, artista africano che utilizza l’argilla come processo conoscitivo delle proprie origini.

P.s.- Per quanto riguarda l’Albania siamo in attesa (infinita) della vicenda che riguarda le (nostre?) prigioni in terra straniera…

Maurizio Masotti 

Marzo 2025

www.nuovetracce.org

www.mauriziomasotti.com

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Igiaba Scego

Il collega Scurati nel suo discorso di ieri a Piazza del Popolo ha detto tra le altre cose “non massacriamo i civili e non deportiamo i bambini e li usiamo come riscatto”. Nell’Europa che ha esternalizzato le frontiere, messo in mano terzi la tortura, calpestando il diritto al viaggio delle persone del sud del mondo, tacendo sulle gravi violazioni del diritto internazionale degli ultimi anni, dire questo è diciamo, per usare un eufemismo, qualcosa di molto (ma moooltooo) lontano dalla verità. Nel discorso del collega, che rispetto in quanto collega, ma di cui non condivido le idee, soprattutto quelle esposte nei suoi ultimi articoli e nel discorso di ieri, ho trovato molto pericoloso quel “Noi” che presuppone già nella sua enunciazione esclusione. È un noi molto recintato. Un noi bianco, borghese, elitario, eterosessuale. Un noi che appena è stato enunciato fa sentire esclusi. Io confesso mi sono sentita esclusa da questo discorso. Un noi poi che professa innocenza e candore. Immagino siano parole dette con il cuore e in buona fede, in questo rispetto le intenzioni di chi le ha dette, pur non condividendo nulla. Ma sono parole un po’ grigie che subito mi hanno fatto pensare a James Baldwin quando scriveva al nipote che l’innocenza (in quel caso lui parlava degli Stati Uniti e dei crimini perpetuati verso la popolazione nera, verso i nativi con il genocidio) era il crimine. Chi studia come me da tanto tempo le dinamiche coloniali e postcoloniali sa quanto dichiararsi innocenti sia pericoloso e nefasto. Perché i crimini sono stati tanti, quelli di ieri e quelli di oggi. L’Europa affonda le mani nel sangue. E quando nelle linee guida del ministero dell’istruzione viene detto che solo l’Occidente conosce la storia, citando un po’ fuori contesto Bloch, (riesumando il concetto tossico di missione civilizzatrice) si può dire che in un certo senso può anche essere vero, perché l’Occidente affonda le sue radici nella violenza della storia e nel sangue del prossimo. E se vogliamo costruire un continente forse si deve partire da questo, da una storia problematica. Dal sangue versato. Quindi un po’ meraviglia che proprio l’innocenza, e in questo l’eco di italiani brava gente, che diventa subito europei brava gente, sia stata messa al centro di istanze che, almeno così sono arrivate a me, sono ancora confuse se non distorte. E dette in un certo modo, con una certa postura, escludenti. Europa è un concetto complesso. Un ombrello che non può contenerci tutt* se non scaviamo davvero nelle sue dinamiche profonde e nelle sue diversità. Io negli anni mi sono chiesta per esempio come mai ci conosciamo cosi poco in Europa, perché ci interessiamo poco degli altri. Cosa sappiamo veramente dei norvegesi? Degli austriaci? Degli olandesi? Dei portoghesi? Degli afroeuropei? A stento di alcuni paesi si leggono i libri o si vedono i film. Io che amo molto la lingua portoghese mi meraviglio ogni volta quanto sia assordante il silenzio sul Portogallo per esempio. Conosciamo, e mi scuso pure io del noi generico, più Columbus in Ohio rispetto a Lisbona. Ora scusate questo paradosso ma è per ragionare sulla parola “noi” che non esiste. Noi rispetto a chi? Rispetto a cosa? E poi mi sono chiesta davvero vogliamo creare un’Europa a partire dalla paura? Sono tempi complessi, me ne rendo conto. Ma la paura detto tra noi (e mi scuso di nuovo per questo noi generico) non è un collante. Anzi di solito è il primo agente disgregatore.

Vi posto una foto tratta da Afropean di Johnny Pitts un libro meraviglioso sull’Europa che non sempre viene vista.

Fonte: post su fb del 16 marzo 2025

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