IL MIRACOLO DEI RIFIUTI TRASFORMATI IN PIETRISCO

Leggiamo che da parte della magistratura inquirente si è richiesta l’archiviazione del capitolo penale relativo al presunto impiego di rifiuti quali sottofondo del Parco Marittimo. La decisione sarà assunta a breve. Poiché la Giunta de Pascale ne fa talmente tante da portare alla cancellazione dalla memoria quelle meno recenti per l’affastellamento di nuove magagne, è utile un promemoria.

Il progetto ampollosamente chiamato Parco Marittimo si mangia enormi risorse pubbliche per la realizzazione ampiamente discussa e, soprattutto, giustamente criticata, di una cosiddetta riqualificazione degli stradelli retrodunali che corrono tra pineta e spiaggia o, meglio, il retro degli stabilimenti balneari. Tralasciamo qui la discussione sulla inesistente bontà del progetto e l’effettività invece degli abbattimenti di piante sane che ciò continua a provocare. Ne abbiamo già detto ampiamente nei mesi scorsi, documentando anche le ultime (in ordine di tempo) nefandezze perpetrate a Lido di Savio. Ovviamente la nostra contestazione resta, ferma e puntuale.

Ma in questa occasione è opportuno ritornare con la memoria alle denunce televisivamente documentate in una serie di notiziari trasmessi dalle reti nazionali e locali tra marzo e aprile 2023 relative al materiale chiaramente visibile nel cantiere del parco marittimo. Ossia in una zona dove quella stessa tipologia di materiale viene asportato in giornate appositamente dedicate all’eliminazione dei rifiuti abbandonati dalle nostre spiagge e pinete. Giornate in cui il logo del Comune di Ravenna in genere fa bella mostra.  Nei servizi “incriminati” il giornalista impietosamente enunciava ad alta voce quanto le immagini comunque mostravano: «le immagini parlano chiaro: in mezzo al materiale utilizzato per il fondo spuntano plastiche in quantità, laterizi, corrugati».

A fine agosto 2023 l’Assessora “ai capri espiatori” Del Conte dichiarava: «I materiali relativi al frantumato presenti nel cantiere hanno certificati di prova e di laboratorio conformi alle corrispondenti norme vigenti. Su quei materiali sono stati effettuati campionamenti e analisi che hanno dato esito positivo».

La replica a suo tempo fornita come Ravenna in Comune ci sembra non abbia perso nemmeno una virgola della sua attualità: «Dalle parole dell’Assessora, sembrerebbe che la ditta si sia più o meno attenuta a quanto previsto dal capitolato dell’appalto. E questo, lasciatecelo dire, sarebbe forse ancora peggio di una cattiva esecuzione del lavoro. Come Ravenna in Comune riteniamo infatti del tutto inconcepibile che, in un’area come quella di cui si tratta, un progetto approvato dalla Giunta possa aver previsto l’impiego dei materiali che tutti hanno visto nei servizi televisivi che hanno giustamente messo alla berlina i lavori in corso. Parliamo di cavi, accendini, tubi di plastica, reti, piastrelle rotte, plastiche in quantità, laterizi, corrugati. Non è questione di certificazione o meno e nemmeno di “economia circolare”. L’Amministrazione de Pascale è in grado di capire che nessun progetto di cosiddetta riqualificazione può consentire di interrare rifiuti plastici vicino alla pineta? Se sono stati stesi materiali di quel tipo, vanno urgentemente tolti di mezzo».

Questo non ci risulta sia avvenuto, però ora, a quanto pare, nelle fasi successive del progetto viene effettivamente impiegato il frantumato di roccia. Riteniamo come Ravenna in Comune che per questo pur parziale positivo risultato vadano ringraziate e ringraziati le cittadine e i cittadini, le associazioni (in primis Italia Nostra) che hanno lanciato l’allarme, ed anche le altre (rare) forze politiche che hanno risposto all’appello (come Lista per Ravenna che giovedì prossimo ha convocato una apposita conferenza stampa, alle 11, a Palazzo Merlato). In mancanza non dubitiamo che si sarebbe continuato a lasciar stendere lo stesso tipo di roba, lasciando intendere che si sarebbe addirittura trattato di un comportamento “ecologico”.

Può darsi che la magistratura non ravvisi profili penali nel comportamento tenuto in uno dei cantieri che de Pascale ha preso a simbolo del proprio secondo mandato. Come Ravenna in Comune restiamo comunque dell’avviso che decidere di sotterrare a due passi da spiaggia e pineta quello che l’Assessore Costantini ebbe a definire «materiale di riuso che può avere in percentuale anche degli scarti di altre lavorazioni edilizie» sia stato uno scempio vergognoso. Anche se non fosse riscontrato il reato di aver posto in essere una discarica in riva al mare, il comportamento della Giunta può effettivamente essere preso a simbolo del normale andazzo di questa Amministrazione. E non sarà il “miracolo” della trasformazione dei rifiuti plastici in frantumato di roccia a migliorare la nostra considerazione dell’operato di de Pascale & co. dal 2016 ad oggi.

#RavennainComune #Ravenna #ParcoMarittimo

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Rifiuti e macerie nei sottofondi del Parco Marittimo: spariti nel nuovo stralcio Marina Romea e Porto Corsini, dove si usa il materiale da capitolato. Perché?

Fonte: Italia Nostra del 190 giugno 2024

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Il caso del Parco Marittimo. Il pm: “Nessun reato, archiviate”. Ma è già pronto l’atto d’opposizione

Fonte: il Resto del Carlino del 2 giugno 2024

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